GABBATHA, debutto al Baruch Performing Art Center di New York

17 maggio 2018 - 3 minutes read

Gabbatha è il nuovo lavoro di Enzo Celli in meoria di   Alan Kurdi, e liberametne ispirato da “La nuit juste avant les forêts” di Bernard-Marie Koltès.

Gabbatha (Gabbaqa) di origine aramaica, significa: luogo elevato, una piattaforma.

Nella lingua greca, secondo la versione siriana che lo traduce, era chiamato Litostroto un pavimento di pietre.

Gabbatha indica il luogo abituale dove Pilato aveva il suo seggio giudiziario. Indica il luogo dove è avvenuto il “lavare le mani”. Gabbatha rappresenta il luogo dove l’umanità ha deciso di “non fare una scelta”, ha deciso di non prendere una responsabilità, dove l’umanità ha deciso di voltare la testa.

Il terreno della condizione dei migranti diventa quindi il Gabbatha, il “luogo”, dove misurare il nostro comportamento.

C’è un veleno che intossica questo tempo e questa società, c’è un ritmo folle che spinge all’isolamento, al voltare la testa alle grandi domande che questo tempo ci fa, ci spinge a voltare la testa all’altro, o al limite lo invitiamo a spostarsi “un po’ più in la”.

Ci spinge a voltare la testa alla nostra grandezza. Questo veleno si chiama paura.

Gabbatha è un’indagine su questa paura, sulla nostra incapacità alla vicinanza, al pendersi cura delle nostre responsabilità. Indaga la nostra incapacità a riconoscere il momento che viviamo. Indaga la nostra incapacità a riconoscere il dolore, confondendo il dolore del parto con quello della morte.

Lo spettacolo indaga la possibilità insita a questa situazione soprattuto dal punto di vista del ruolo che svolgono bellezza e ’arte, chiamate a tornare a produrre azioni potenti, azioni di luce, profetiche. Azioni che sconfiggano questa paura e che ci facciano riconoscere questo tempo come una gestazione, come un nuovo parto.

Bellezza ed arte devono vivere quest’epoca, esserne responsabili, sapendo che quest’epoca non porterà alla morte, bensì ad un nuovo parto.

Bellezza e arte devono avere un amore profondo per questo processo di gestazione, uno sguardo penetrante su questo tempo di crisi.

Questo tempo è quindi la nostra personale Gabbata, quella in cui decidere se aprire del futuro affrontando questo nuovo parto, oppure voltarci davanti al mistero della vita come nuovi Pilato.

Lo spettacolo è ò’evento ufficale in cui presentare la nuova compagnia VIVO Ballet con sede a New York.

25 Maggio 2018 19:30, Baruch Performing Art Center (New York) per IDACO 2018

Concept & Choreography Enzo Celli
Musiche AAVV
Disegno luci, testo e costumi Enzo Celli
assistente alle coreografie Elisabetta Minutoli

con
Quilan Cue Arnold Giuli Bertoya Marta Bianchi Kristina DesjardinsSiddharth Dutta Facu Ebenegger Theresa Fervers Nikki Holck Harrison K Holmes Elisabetta Minutoli Luca Renzi Smith Michael Wright and Enzo Celli